Prevenire è meglio che curare: 3 errori da evitare nelle tue Campagne AdWords

Campagne AdWords, errori da evitareSei alle prese con le tue Campagne AdWords: hai scelto il budget giornaliero, selezionato le parole chiave più adatte, creato annunci mirati e stai monitorando giornalmente i clic ricevuti. Nonostante questo i risultati non sono quelli che speravi.

Cosa c’è che non va? Quali sono i problemi dei tuoi annunci? Ecco qui 3 errori da non fare che possono danneggiare la tua campagna:

  1. Gruppi di annunci confusi. Organizza al meglio la tua campagna suddividendo gli annunci in base alle tue esigenze. Non creare campagne generiche ma suddividile per tema, servizi, prodotti: in questo modo ad ogni gruppo di annunci potrai collegare parole chiave più specifiche che ti daranno un punteggio di qualità superiore. Non solo: avere gruppi di annunci suddivisi e organizzati ti consente di tenere la situazione sottocontrollo e di riuscire a gestire i dati in maniera più semplice; capire quali sono gli annunci che hanno più successo o le problematiche degli stessi.
  2. Utilizzo di parole chiave a corrispondenza generica. Se hai scelto parole chiave a “corrispondenza generica”, può essere utile modificare tale parametro impostando le keywords con “corrispondenza a frase” o “esatta”. Modificare questa impostazione fa sì che coloro che cliccano sull’annuncio siano potenzialmente più interessati a cosa offri perché stanno facendo ricerche proprio con “quella” parola chiave. Il risultato? Sicuramente meno traffico sul tuo sito, ma più mirato e con maggiori possibilità di ottenere conversioni.
  3. Home page come pagina di destinazione. Spesso quando si parte con una campagna AdWords viene inserita l’home page del sito come pagina di destinazione: questo può andar bene se stai promuovendo l’attività in generale, per farti conoscere sul web. L’approccio migliore, però, è quello di far puntare i tuoi annunci a pagine di destinazione specifiche per far trovare subito agli utenti le informazioni che desiderano. La pagina di destinazione dovrebbe essere quella dedicata al prodotto/servizio promosso nella tua inserzione; in questo modo gli utenti non vengono distratti da altre informazioni e convertono più facilmente.

Hai delle Campagne AdWords attive ma che non danno buoni risultati? Prova a chiederci un preventivo, saremo lieti di darti la nostra consulenza certificata.

 

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Strategia di posizionamento e scelta delle keywords

Una corretta strategia di posizionamento prevede l’analisi delle parole chiave (keywords). Molto spesso, quando un’agenzia SEO viene avvicinata dal potenziale cliente, ci si accorge che questi non ha nemmeno in mente quali parole chiave scegliere. Infatti, la scelta delle parole chiavi può essere considerata – a ben ragione – come una fase propedeutica che fa la differenza.

In generale, nell’ambito delle parole chiavi, una buona strategia SEO deve svilupparsi attorno a pochi, ma specifici concetti e linee guida.

  1. Identificare il potenziale cliente e il modello di guadagno del sito
  2. Identificare un parco di parole chiavi primarie e secondarie e/o correlate
  3. Identificare le sezioni del sito interessate dalle parole chiave primarie e secondarie
  4. Analizzare e dividere in categorie le keywords, secondo un grado di maggiore o minore conversione
  5. Impostare una corretta strategia di contenuti e di link building rispetto alle parole chiavi scelte

Identificare il potenziale cliente: nella scelta delle parole chiavi è fondamentale sapere chi sarà il cliente del sito, cosa cercherà e quali pagine dovrebbe visitare, in relazione all’utilizzo delle parole chiavi. Questa fase è delicatissima. Ad esempio: potrebbero esserci potenziali visitatori, che secondo gli strumenti di analisi sui volumi di traffico, che non si tramutano in potenziali clienti, perché interessati a reperire qualcosa gratis. Oppure clienti che pur cercando una determinata cosa su Google, non intendono esattamente quella proposta nel sito.

Identificare il modello di guadagno del sito: questo aspetto è fondamentale, ma mentre è abbastanza intuitivo per e-commerce e siti di strutture ricettive, che guadagnano attraverso vendite e prenotazioni, non è altrettanto vero per un normale sito aziendale, che potrebbe essere interessato a vendere un servizio, ottenere dei contatti, et cet. Il modello di guadagno influisce sulla scelta delle keywords (un hotel non dovrebbe mai avere la pretesa di posizionarsi per keywords riguardanti il bed and breakfast, tanto per intenderci).

Parole chiavi primarie e secondarie, nelle sezioni proprie del sito: una buona azione di posizionamento non si può focalizzare su una sola keyword, è compito del seo specialist identificare più parole chiavi in grado di portare traffico al sito. La scelta allora va fatta tenendo conto della dipendenza semantica e topica esistente tra gli argomenti, sia nel normale parlato quotidiano, sia nella connessione logica, tipica di una certa pubblicistica o della letteratura accademica (che ha influenzato l’architettura di Google, data la provenienza dei suoi creatori). Questo significa che un argomento ha una connotazione gerarchica e questa connotazione dev’essere mostrata allo spider, organizzando il sito in parole chiavi che vanno dal generico (la home page), allo specifico (le pagine interne). Nelle pagine interne, normalmente, verranno ospitate le long tail keywords. Nella home verrà ospitata la parola chiave cardine che incorpora la strategia e / o il modello di guadagno del sito.

Normalmente, le parole chiavi hanno un diverso grado di conversione, cioè di trasformazione della ricerca in una determinata azione (vendita, prenotazione, contatto). L’esperienza suggerisce che le keywords maggiormente convertibili siano quelle appartenenti all’area della long tail, un concetto di marketing, con il quale si intende esprimere la capacità di durata dell’efficacia di una parola chiave lungo un arco di tempo medio-lungo. In generale le correlate e secondarie convertono meglio perché, come spiegato innanzi, sono specifiche e quindi corrispondo maggiormente alle aspettative di chi le cerca. Non è detto però che questa divisione rimanga così ferrea per tutto l’arco della vita di un sito. Negli affari le cose cambiano velocemente, e bisogna avere sempre sottomano un software di tracciamento in grado di rilevare, con la massima precisione, quali keywords smettono o cominciano a diventare fruttifere.

Proprio in relazione a questa attenzione continua che dev’essere posta, sorge l’esigenza di creare una campagna seo dinamica, in grado di muoversi tra gli obbiettivi con decisione, ma in modo flessibile, puntando il mirino dove conviene (cioè nell’area della conversione massima). Nessun sito è realmente interessato ad avere visite tout-court. Il vero obbiettivo è avere traffico in target, in grado di trasformarsi in azioni economicamente vantaggiose. Per cui, una buona politica dei contenuti e un link building elastico, che interessi anche le pagine interne, sono fondamentali per portare a termine, con successo, una campagna di posizionamento. Fermo restando che il posizionamento è sempre il mezzo con il quale si persegue il fine della vendita.

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Campagne Facebook: tre semplici step per iniziare!

Campagne FacebookCome per le Campagne Google AdWords, anche il social network più utilizzato al mondo ha un suo programma pubblicitario che consente di pubblicare annunci sponsorizzati sulla parte destra della pagina Facebook.
Ma come si costruisce una campagna su Facebook? Quanto costa? Chi vedrà il tuo annuncio? Vediamo insieme come realizzare degli annunci test su Facebook:

  1. Progetta la tua inserzione: per iniziare a pubblicare gli annunci su Facebook devi cliccare la voce “Crea un’inserzione” che trovi nella colonna a destra sopra le notizie sponsorizzate. Puoi decidere di sponsorizzare sia un url esterno che una pagina interna. L’annuncio si compone di: un titolo (max 25 caratteri), un testo (max 135 caratteri), un’immagine, un’url di destinazione dell’annuncio, che può essere appunto il tuo sito web o una Pagina Fan.
  2. Definisci i destinatari: qui puoi scegliere chi visualizzerà il tuo annuncio. Puoi settare diverse opzioni: l’età, la regione o città d’appartenenza, la situazione sentimentale e interessi specifici. Se per esempio hai un e-commerce di abbigliamento rock, i tuoi potenziali clienti sono quelli che ascoltano musica rock, comprano riviste rock, sono fan di una band famosa che suona rock. Definire i destinatari nella maniera più corretta e precisa possibile fa sì che i tuoi annunci siano visti solo da persone che sono potenzialmente interessate a ciò che offri.
  3. Scegli budget e impostazioni di campagna: in questa sezione devi impostare alcuni parametri relativi ai tuoi annunci come il budget giornaliero, la programmazione delle inserzioni, le tariffe. Puoi scegliere se pagare “a impressione” (ovvero ogni volta che viene visualizzato da qualcuno) o “a clic” (quando un utente ci clicca sopra).

Impostato il tuo primo annuncio? Bene, non ti resta che verificare l’inserzione ed iniziare subito a monitorare la tua campagna giornalmente per vedere come funziona.
Vuoi affidare la tua campagna ad un team di esperti? Ricordati che Olos Interactive gestisce e organizza campagne pubblicitarie su Facebook; chiedi un progetto senza impegno.

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Importanza delle statistiche nel posizionamento

Tenere traccia del comportamento degli utenti è fondamentale per intuire e comprendere meglio lo stato generale del sito e approntare una strategia di posizionamento. In primo luogo ciò ci consente di non marciare nel buio, alla cieca, affidandoci a un elemento di casualità che invece potrebbe essere governato; in secondo luogo, conoscere cosa fanno gli utenti all’interno del sito, ci consente di comprendere anche il contrario: capire cosa non fanno. E questo aspetto è rilevantissimo quando all’interno del sito è richiesta una “action”, che in qualche modo non stiamo riuscendo a forzare o a far raggiungere.

Si capisce dunque che strumenti complessi come Google Analytics siano fondamentali nell’analisi statistica e dinamica di un sito. Google Analytics permette di:

- Monitorare le visite uniche e le pagine viste, dividendole per segmenti temporali (giornaliere, settimanali, mensili).

  • Capire da dove provengono i visitatori
  • Quali parole chiavi digitano per arrivare al tuo sito
  • Rintracciare e analizzare le fonti di traffico
  • Inferire il rendimento di una campagna AdWords, nei numeri fondamentali

- Conoscere ogni aspetto del pubblico e degli utenti:

  • Dati demografici (da dove digita, paese, ip, lingua del browser)
  • Dati tecnologici (display, browser utilizzato, sistema operativo e mobile / desktop)
  • Dati comportamentali (nuovi utenti, fidelizzazione, livello di coinvolgimento, interazione sociale)

- Conoscere la destinazione del traffico e come reagisce il sito ad esso:

  • Analizzare il traffico interno
  • Determinare flussi e canalizzazione per capire dove si spostano gli utenti
  • Impostare criteri di monitoraggio su particolari pagine sensibili
  • Analizzare le conversioni e gli obbiettivi di vendita in un e-commerce

Unendo queste informazioni multiple si riesce a determinare lo stato di un sito, in particolare si riesce a capire e gestire il traffico. Queste informazioni sono fondamentali per assumere decisioni non solo in ordine a una campagna pubblicitaria o di posizionamento, ma anche e soprattutto a comprendere appieno le potenzialità del sito, aiutare a svilupparlo, tagliando via i rami secchi e impostando una politica di gestione intelligente, commisurata alle reali esigenze del pubblico e del mercato.

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Campagne AdWords: certificazioni e qualifiche

Certificazioni AdWordsGoogle permette a tutti gli esperti di Campagne AdWords di ricevere una certificazione che attesta le conoscenze e l’esperienza sul  programma pubblicitario di campagne pay per clic più conosciuto al mondo.

Attualmente è possibile ricevere le seguenti qualificazioni:

  • Individual Qualification: è una qualifica a livello individuale ed è adatta a tutti i professionisti freelance e a coloro che vogliono aggiungere una competenza in più al loro curriculum. Per ottenere questa certificazione è necessario passare due esami: uno sulla teoria di base e uno di livello avanzato, specializzato su un determinato argomento di AdWords. A differenza delle precedenti disposizioni, a oggi non è necessario avere alcun requisito di base per sostenere gli esami, solo tanta volontà, studio, determinazione.
  • Certified Partner: è una qualifica a livello aziendale e attesta che l’azienda certificata è in grado di gestire con successo campagne Google AdWords. Per diventare Certified Partner, in questo caso, sono necessari i seguenti requisiti: avere almeno un dipendente che ha conseguito la Individual Certification, aver gestito una spesa di 10.000 dollari negli ultimi 90 giorni oltre ad accettare i termini e le condizioni del programma.

Per mettersi alla prova e conoscere le modalità d’esame occorre andare alla pagina di Google dedicata al “Programma di certificazione”, dove  si trovano le informazioni necessarie per sostenere l’esame, fare dei test di prova, consultare materiale didattico online.

L’esame si sostiene online rispondendo a oltre 100 quesiti a risposta  multipla nell’arco di due ore.

Perché è così importante la certificazione Google AdWords?

  • La certificazione che si ottiene è riconosciuta a livello mondiale
  • Garantisce  un partner affidabile e competente
  • I Certified Partner hanno accesso ad alcune agevolazioni come la possibilità di partecipare a programmi promozionali ed assistenza personalizzata.

 

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2011: Google chiude un anno di grandi novità

Circa un anno fa, a cominciare dagli Stati Uniti e dalla versione internazionale, Google ha implementato un radicale cambiamento del funzionamento complessivo dei propri algoritmi, mettendo in atto una vera e propria rivoluzione nelle pagine dei risultati. L’aggiornamento è stato chiamato Google Panda Update ed è sicuramente la più grande operazione di rivalutazione dell’indice operata fin dai tempi della triade Florida Austin Brandy Updates, messa in piedi tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004.

Se nel 2003 il Florida Update fu determinante per superare definitivamente i concorrenti e ripulire l’indice con un violento colpo di ramazza di fronte all’uscio di casa (potenziamento dei filtri anti-spam, attivazione dei primi elementi di local indexing e soprattutto utilizzo della rilevanza semantica nel calcolo del PageRank), il 2004 vide il compimento dell’opera con l’implementazione definitiva delle regole anti-spam e il fiorire dei moderni fattori di posizionamento on page. In particolare nell’aggiornamento Austin fu definitivamente tolta rilevanza a tattiche esasperate riguardanti il testo, mentre nel successivo e definitivo Brandy la ripulita generale riguardò il valore del link in entrata e dell’anchor text.

Sette anni dopo si arriva a Google Panda. Rispetto ai fattori di posizionamento consolidati a partire dal 2004 molte cose erano cambiate. Prima di tutto il fenomeno Local aveva preso piede, la ricerca personale si era fatta più marcata e soprattutto erano venute alla luce le “reti sociali”. Google aveva dunque la necessità di riconsiderare, anche in un’ottica di competizione sul mercato, la stessa idea di motore di ricerca, cercando di affiancare, come sempre, elementi ludici nella ricerca, al fine di compensare un eventuale perdita di traffico provocata dall’ascesa prepotente di Facebook e dal timore che in siti come questi si spostasse la ricerca di parole chiave.

I timori di Google non sono ancora terminati, anche perché Facebook sembra preferire un’alleanza con un concorrente spietato e pericoloso Microsoft, intuendo oggi come ieri, il valore economico dei motori di ricerca. Google però conserva un vantaggio tecnologico, che si esplica in tutta la sua potenza nel caso dell’aggiornamento Panda. Le direttive proposte da questo update sono chiare e nette:

1) L’obbiettivo principale è riportare genuinità nelle pagine di risultati, penalizzanti tutti quei creatori di contenuto superfluo che hanno occupato l’indice, esasperando le tattiche sui contenuti e il link building, messe in cantiere a partire dal 2004.

2) In particolare Google Panda colpisce le cd. “farm content”, fattorie di contenuto, create allo scopo di succhiare traffico e generare introiti pubblicitari, togliendo spazio ai siti autorevoli e rilevanti, considerati in topic.

3) E’ stato notato che Google abbia applicato specifici filtri a diverse aeree tematiche e ancora una volta, preso di mira gli e-commerce che utilizzano un catalogo condiviso (la quasi totalità), obbligando i proprietari a tattiche spericolate di link building.

4) In successivi ritocchi dell’update, Google non solo ha definitivamente incorporato i social signals, ma rafforzato la struttura della pagina e il valore di link e citazioni autorevoli.

Per calmierare l’effetto di Panda, soprattutto sugli e-commerce, penalizzati da nuovi filtri anti-duplicazione, Google nel corso del 2011 ha teso una mano ai venditori on line, aiutando i webmaster e i seo specialist di tutto il mondo a identificare meglio il prodotto online, a evitare la duplicazione, facendo strada a Google Shopping.

In definitiva, il 2011 è stato un anno importantissimo per Google, considerando anche il lancio di Google Plus, che dovrebbe essere la tanto auspicata risposta a Facebook. Le perplessità sulle capacità di Google di lanciarsi nel social network rimangono presenti, visti i fallimenti precedenti, mentre gli aggiornamenti al motore di ricerca confermano la volontà di Google di mantenere il proprio core business in prima linea. E i ricavi gli danno ancora ragione.

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Google Adwords: CTR e ottimizzazione dell’account

Ottimizzare il vostro account Google AdWords al meglio è fondamentale per avere campagne più efficaci per il vostro business online. Qui di seguito qualche suggerimento e accortezza:

  • Parola d’ordine: organizzazione. Se il vostro account naviga nel caos più totale è difficile che le vostre campagne siano davvero efficaci. Suddividete le vostre campagne per tema o categoria in base al prodotto che vendete, rinominandole sempre nel modo più appropriato. Un esempio? Se avete un negozio di abbigliamento potete creare una campagna “Abbigliamento Uomo” con gruppi di annunci riguardanti le sottocategorie di vestiti che vendete: jeans, felpe, scarpe etc.. Cercate di settorializzare il più possibile i vostri annunci: più le campagne sono efficaci e pertinenti alle parole chiave, maggiori saranno i risultati.
  • Keywords, keywords e ancora keywords. Date un’occhiata all’elenco delle parole chiave scelte. Eliminate subito quelle che non hanno ottenuto neanche un clic e provate a prendere in considerazione altri termini: sinonimi, singolari, plurali e più varianti della stessa parola. Utilizzate anche le “corrispondenze”: sperimentate le opzioni “a frase” o “esatta” e aggiungete le parole chiave a “corrispondenza inversa”. Non avete idee? Sfruttare lo strumento “Suggestion Tool” o i suggerimenti della scheda “Opportunità”.
  • Invito all’azione. Rivedete il testo dei vostri annunci. Le frasi sono persuasive? Il testo è abbastanza efficace? Cosa dicono i vostri competitors? Cercate di inserire sempre una “call to action” negli annunci, ovvero invitate l’utente a compiere una determinata azione affinchè faccia clic. Es: Scopri di più, Compra ora, Chiedi un preventivo.
  • URL di destinazione. Dove rimandano i vostri annunci AdWords? Cercate di trovare la pagina di atterraggio più adatta: se una sezione del vostro sito parla di un determinato prodotto o servizio che promuovete è quella la pagina più corretta. L’utente quando clicca sull’annuncio deve trovare subito l’informazione che sta cercando, senza dover fare ulteriori clic o scorrere il menù di navigazione.
  • Occhio al CTR! Il CTR (Clic Trough Rate) è il valore espresso in percentuale che indica il rapporto tra i clic di un annuncio rispetto al numero di volte che lo stesso è stato visualizzato. Il CTR ha assunto un valore sempre più importante nel determinare il successo di una campagna AdWords. Avere un buon CTR non è semplice perché dipende da molti fattori: impostazioni degli annunci, creatività dell’inserzionista, pertinenza con le parole chiave. Un CTR soddisfacente è sopra il 3%.
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CMS: come gestire e aggiornare i contenuti del vostro sito senza essere degli esperti

cmsCMS è l’acronimo di Content Management System e sta ad indicare i software che permettono la modifica e l’aggiornamento dei contenuti web in maniera semplice ed intuitiva.

I CMS, nati per venire incontro a quelle realtà che hanno bisogno di amministrare testi ed immagini del proprio sito, consentono agli utenti di poter essere totalmente indipendenti e di poter effettuare anche piccole modifiche senza dover contattare ogni volta la web agency a cui hanno commissionato il lavoro.

Con i CMS è possibile aggiungere immagini, modificare i contenuti di una pagina, inserire nuovi prodotti all’interno di un e-commerce, scrivere un post all’interno del proprio blog.
Attualmente esistono molti CMS gratuiti che, oltre ad avere un pannello di controllo facilissimo da usare (per intenderci con una struttura che ricorda la classica pagina di Word) comprendono anche molti componenti aggiuntivi volti ad esempio al marketing e ai social network.

Quali sono i vantaggi nell’utilizzo di un CMS?

  • Alta personalizzazione dei contenuti senza la perdita della qualità grafica e strutturale del sito
  • Possibilità di aggiornare le informazioni senza essere dei tecnici informatici
  • Integrazione di plug-in e moduli per facilitare la gestione del sito
  • Accesso al sito da parte di più utenti, che possono essere organizzati in livelli e che possono usare le funzioni del pannello di controllo in maniera più o meno limitata
  • Risparmio in termini di tempo e denaro

Quali sono i CMS open source più in voga?

  • WordPress
  • Joomla
  • Drupal
  • E107
  • Plone
  • Typo3

Attenzione: scegliere di utilizzare un CMS non vuol dire potersi costruire un sito intero in maniera autonoma, per poter installare il software e configurare al meglio il tutto è necessario l’aiuto di persone esperte e competenti.

Chiedeteci un consiglio se volete creare il vostro sito internet in CMS, saremo lieti di consigliarvi la soluzione più adatta in base alle vostre esigenze.

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Google AdWords: la scheda Opportunità

scheda opportunità adwordsLa scheda “Opportunità” di AdWords è uno strumento molto utile per migliorare le prestazioni dei propri annunci.
Potete trovare la scheda “Opportunità” nel menù in alto verde, alla terza voce, dopo “Campagne”. Questo tool di BigG è molto utile per capire come ottimizzare al meglio le proprie campagne e come incrementare il proprio traffico sugli annunci. Vediamo come.

Idee
In questa sezione potete trovare i suggerimenti automatici, dei consigli su come aggiornare i propri annunci in modo da migliorare le performance della campagna. Per poter sfruttare al meglio le idee proposte dovete impostare un obiettivo scegliendo tra:

  • aumento del traffico: maggior numero di clic aumentando il budget
  • bilancia costo traffico: più clic cercando di avere costi moderati
  • mantieni invariati o riduci i costi: aumento di clic senza modificare il budget corrente

Ciò che vi viene proposto, in linea di massima è l’utilizzo di nuove parole chiave che non avevate preso in considerazione o di incrementare il budget per aumentare impression e clic.

Analisi Concorrenza
Consente di visualizzare le prestazioni delle vostre campagne paragonando i vostri annunci a quelli dei vostri competitors dello stesso settore. Potete effettuare l’analisi impostando i seguenti parametri:

  • clic
  • impression
  • CTR
  • posizione media

Tutti i dati possono proposti (idee e anali concorrenza) possono essere esportati in Excel, cliccando il tasto “Esporta in .csv”.
Il nostro consiglio è quello di utilizzare la scheda “Opportunità” come una fonte d’ispirazione, filtrando i risultati automatici, che non sempre sono appropriati alla vostra situazione, per trovare nuovi modi di pubblicizzare i vostri prodotti o servizi.

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Nuova versione di Google Analytics: cosa cambia

google analyticsÈ arrivata la nuova versione di Google Analytics: vediamo insieme quali sono le principali novità apportate al tool di BigG.

  • Interazione con i social. In un momento in cui i Social Network hanno un peso sempre più importante sia per quanto riguarda la brand reputation di un’azienda sia per operazioni di marketing e di posizionamento nei motori di ricerca, Google ha pensato ad una sezione dedicata, che si trova sotto “Rapporti standard” nella categoria “Pubblico”. Qui è possibile capire come i navigatori interagiscono con i plug-in dei vari social (es: il condividi di Facebook, i tweet di Twitter) presenti sul sito web. Per poter attivare questa funzionalità è necessario usufuire del metodo _tracksocial, inserendo delle porzioni di codice sulle varie pagine. Per Google+, invece, l’opzione è attiva di default.
  • Flusso di visitatori. Sempre alla voce “Pubblico” è altresì possibile consultare il “Flusso di visitatori”, un nuovo grafico altamente innovativo che rappresenta come gli utenti si muovono all’interno del sito. È una sorta di colpo d’occhio che fa capire istantaneamente alcune informazioni come il numero di interazioni degli utenti, dopo quante pagine gli stessi abbandonano il sito, il paese di provenienza dei visitatori.
  • Traffico da dispositivi mobili. Con la nuova versione si possono analizzare anche i dati relativi ai dispositivi mobili, ovvero il numero di viste al sito che provengono da cellulari e tablet. Le informazioni che si possono ottenere sono davvero interessanti: si può conoscere il modello di telefono, quale sistema operativo supporta ed il suo fornitore di servizi. In questo modo si può ottimizzare al meglio il sito per tali dispositivi.
  • Dashboard personalizzate. La dashboard di Analytics diventa personalizzabile grazie alla possibilità di aggiungere widget e componenti che possono essere utili in una situazione piuttosto che in un’altra. Trascinando sullo schermo i vari moduli, gli stessi possono essere riposizionati a proprio piacimento, in modo tale da avere più in alto le informazioni che interessano di più. Si possono aggiungere tabelle, metriche, grafici a forma di torta e sequenze temporali.
  • Tempo reale (ancora in fase Beta). Ancora in fase di test la funzione “Tempo reale”, che consente di visualizzare le azioni degli utenti nel preciso istante in cui siamo collegati. Si possono conoscere le parole chiave utilizzate per atterrare sul sito, la località da cui arrivano, sapere quali sono i nuovi utenti e quelli che hanno già visitato le nostre pagine in passato.

Cosa aspettate? Non perdete tempo e iniziate subito a utilizzare le nuove funzionalità di Analytics!

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