Circa un anno fa, a cominciare dagli Stati Uniti e dalla versione internazionale, Google ha implementato un radicale cambiamento del funzionamento complessivo dei propri algoritmi, mettendo in atto una vera e propria rivoluzione nelle pagine dei risultati. L’aggiornamento è stato chiamato Google Panda Update ed è sicuramente la più grande operazione di rivalutazione dell’indice operata fin dai tempi della triade Florida Austin Brandy Updates, messa in piedi tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004.
Se nel 2003 il Florida Update fu determinante per superare definitivamente i concorrenti e ripulire l’indice con un violento colpo di ramazza di fronte all’uscio di casa (potenziamento dei filtri anti-spam, attivazione dei primi elementi di local indexing e soprattutto utilizzo della rilevanza semantica nel calcolo del PageRank), il 2004 vide il compimento dell’opera con l’implementazione definitiva delle regole anti-spam e il fiorire dei moderni fattori di posizionamento on page. In particolare nell’aggiornamento Austin fu definitivamente tolta rilevanza a tattiche esasperate riguardanti il testo, mentre nel successivo e definitivo Brandy la ripulita generale riguardò il valore del link in entrata e dell’anchor text.
Sette anni dopo si arriva a Google Panda. Rispetto ai fattori di posizionamento consolidati a partire dal 2004 molte cose erano cambiate. Prima di tutto il fenomeno Local aveva preso piede, la ricerca personale si era fatta più marcata e soprattutto erano venute alla luce le “reti sociali”. Google aveva dunque la necessità di riconsiderare, anche in un’ottica di competizione sul mercato, la stessa idea di motore di ricerca, cercando di affiancare, come sempre, elementi ludici nella ricerca, al fine di compensare un eventuale perdita di traffico provocata dall’ascesa prepotente di Facebook e dal timore che in siti come questi si spostasse la ricerca di parole chiave.
I timori di Google non sono ancora terminati, anche perché Facebook sembra preferire un’alleanza con un concorrente spietato e pericoloso Microsoft, intuendo oggi come ieri, il valore economico dei motori di ricerca. Google però conserva un vantaggio tecnologico, che si esplica in tutta la sua potenza nel caso dell’aggiornamento Panda. Le direttive proposte da questo update sono chiare e nette:
1) L’obbiettivo principale è riportare genuinità nelle pagine di risultati, penalizzanti tutti quei creatori di contenuto superfluo che hanno occupato l’indice, esasperando le tattiche sui contenuti e il link building, messe in cantiere a partire dal 2004.
2) In particolare Google Panda colpisce le cd. “farm content”, fattorie di contenuto, create allo scopo di succhiare traffico e generare introiti pubblicitari, togliendo spazio ai siti autorevoli e rilevanti, considerati in topic.
3) E’ stato notato che Google abbia applicato specifici filtri a diverse aeree tematiche e ancora una volta, preso di mira gli e-commerce che utilizzano un catalogo condiviso (la quasi totalità), obbligando i proprietari a tattiche spericolate di link building.
4) In successivi ritocchi dell’update, Google non solo ha definitivamente incorporato i social signals, ma rafforzato la struttura della pagina e il valore di link e citazioni autorevoli.
Per calmierare l’effetto di Panda, soprattutto sugli e-commerce, penalizzati da nuovi filtri anti-duplicazione, Google nel corso del 2011 ha teso una mano ai venditori on line, aiutando i webmaster e i seo specialist di tutto il mondo a identificare meglio il prodotto online, a evitare la duplicazione, facendo strada a Google Shopping.
In definitiva, il 2011 è stato un anno importantissimo per Google, considerando anche il lancio di Google Plus, che dovrebbe essere la tanto auspicata risposta a Facebook. Le perplessità sulle capacità di Google di lanciarsi nel social network rimangono presenti, visti i fallimenti precedenti, mentre gli aggiornamenti al motore di ricerca confermano la volontà di Google di mantenere il proprio core business in prima linea. E i ricavi gli danno ancora ragione.