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Design di un testo: anche l’occhio vuole la sua parte

I nostri suggerimenti per presentare un testo in modo efficace dal punto di vista grafico ed invogliare il tuo pubblico a leggerlo tutto d’un fiato.

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Anche l’occhio vuole la sua parte. Se organizzare le informazioni all’interno di un testo con la regola della “piramide rovesciata”, frutto dell’esperienza giornalistica anglosassone e ripresa dall’informatico danese Jakob Nielsen,  è importante perché fa sì che il lettore arrivi dritto dritto all’essenza di quel testo, è altrettanto essenziale prendersi cura di quello che si chiama design di un testo.

Lavorare al design di un contenuto significa far sì che quel testo sia gradevole all’occhio del lettore, lo stimoli a leggere e faccia da incentivo per compiere un’azione definita.

Conoscere le basi di content design ci serve per:

  • catturare l’attenzione del lettore e portarlo a soffermarsi sul contenuto che gli stiamo proponendo;
  • rendere la pagina più accogliente e gradevole;
  • facilitare la lettura da qualsiasi dispositivo (ricordiamoci che ormai leggiamo più da smartphone e tablet che da PC);
  • veicolare meglio il nostro messaggio e quindi raggiungere con più facilità l’obiettivo che ci siamo posti.

Pronto a prendere appunti?

Testo e grafica vanno a braccetto

Precisiamo subito una cosa: possiamo lavorare alla parte grafica di un testo e renderlo appetibile agli occhi del lettore ma se poi il contenuto è scarno, scialbo, poco interessante, non c’è content design che tenga. Il lettore chiuderà quel testo e andrà a caccia di quell’informazione da un’altra parte.

Quindi: concentrati prima di tutto sullo scrivere un contenuto che funziona e poi inserisci gli elementi di content design per catturare l’attenzione del pubblico. Puoi iniziare da qui.

  • Dritti al punto. A differenza della scrittura narrativa, un testo per il web deve centrare un obiettivo preciso e portare chi legge a compiere un’azione definita: acquistare un prodotto, chiedere un preventivo, scaricare un catalogo, iscriversi alla newsletter, leggere il blog. Quando scriviamo è importante evitare di allungare quel testo con giri di parole o virtuosismi, quindi: occhio a non usare troppi aggettivi, riduci gli avverbi il più possibile, taglia le frasi ripetitive e che non portano da nessuna parte.
  • Blocchi e paragrafi. Per accompagnare il lettore dentro il testo e farlo rimanere lì il più possibile, agevolalo presentando il contenuto in modo chiaro e semplice. Invece di proporre un muro di parole unico, suddividi il testo in porzioni (blocchi) assegnando a ciascuna di esse un tema definito. Aiuterà chi legge a saltellare qui e là tra le righe e a soffermarsi su quelle parti che gli interessano di più.
  • Titoli e sottotitoli. Per rendere ancora più efficace la lettura e far capire meglio al lettore cosa troverà in quel contenuto, inserisci un piccolo titolo all’inizio di ogni blocco che spiega di cosa parlerai nelle righe successive. Lavora anche sul titolo del testo, cerca di essere chiaro e non troppo creativo per non mettere il lettore in difficoltà.
  • Spazi e grandezza dei caratteri. In un testo anche gli spazi bianchi comunicano, contribuendo al successo di quel contenuto. Pensaci: un testo fitto fitto, giustificato, con scarsa interlinea e scritto un carattere molto piccolo non è un pugno in un occhio? Lascia respirare le parole, usa un’interlinea adeguata in modo da lasciare degli spazi bianchi tra una riga e l’altra, allinea il testo a sinistra e lascia che ogni riga sia un aggancio di quella successiva. Usa un carattere facile da leggere (serif o sans serif) e assicurati che il corpo del testo sia almeno di 16 px.
  • Elementi grafici, formattazione e immagini. Per rendere il tuo testo più appetibile gioca d’astuzia ed inserisci tutti quegli elementi che catturano l’attenzione del lettore, ad esempio:
    • elenchi puntati e numerati;
    • grassetti e corsivetti;
    • box con citazioni messe in rilievo;
    • immagini di copertina e di accompagnamento.

Questo tipo di elementi incollano l’occhio allo schermo e aiutano a riassumere i concetti chiave in maniera visiva.

Design di un contenuto: ne parliamo in classe?

Hai capito che è importante non solo la sostanza di un testo ma anche la sua presentazione a livello visivo? Vuoi capire meglio come lavorare al design dei tuoi testi anche senza essere un grafico? Ne parliamo il 22 febbraio al nostro workshop corso “Contenuti efficaci in pratica”, una giornata di formazione dove imparerai a scrivere contenuti che funzionano e che arrivano al cuore dei tuoi clienti.

Se invece hai fretta di mettere mano ai tuoi testi, contattaci subito: avrai un nostro parere su ciò che hai scritto, senza impegno da parte tua.

In ogni caso, ti aspettiamo!

Il calendario editoriale è morto? Viva il calendario editoriale

Il calendario editoriale funziona ancora? Ho letto che il calendario editoriale è morto, è vero? Ecco i nostri suggerimenti per produrre contenuti utili e che funzionano, anche nel 2018. 

Internet sta cambiando, le cose vanno veloci. Siamo presi dall’ansia di pubblicare per farci vedere, per vendere i nostri prodotti, per raccontare il famoso “dietro le quinte di un brand”.

In questi anni ci hanno insegnato a costruire calendari editoriali il più efficaci possibili, a creare contenuti, a metterci in mostra attraverso le parole (e molto altro). Tutto questo serve ancora? Ecco le nostre considerazioni in merito.

Il calendario editoriale si evolve

Il calendario editoriale nasce come una metodologia di lavoro attenta, strategica e pianificata che consente di veicolare le giuste informazioni, in modo costante nel tempo, al proprio pubblico di riferimento. È uno strumento che viene usato da tantissime aziende che lavorano online, da quelle consolidate a quelle che decidono di affacciarsi sul web per la prima volta.

Un calendario editoriale che si rispetti non è solo un elenco di argomenti che viene pubblicato in modo più o meno regolare, ma fa parte di una strategia di marketing digitale più ampia e contribuisce a creare l’immagine di un’azienda, a raccontarla. Se dovessimo ricapitolare le caratteristiche di un calendario editoriale, potremmo dire che:

  • si tratta di una metodologia di pianificazione mirata dei contenuti;
  • serve per veicolare informazioni in maniera continua e coerente;
  • si usa per comunicare in modo integrato sia sul sito internet che su altri canali digitali (social e newsletter per primi);
  • aiuta a dare valore al brand.

Queste affermazioni sono vere ancora oggi, con la differenza che la mole d’informazioni che viaggiano in rete hanno raggiunto dei livelli di saturazione pazzeschi. Siamo sovraesposti ai contenuti e, tra articoli interessanti e fake news, si fa molta fatica a trovare testi interessanti, che facciano venir voglia di essere letti.

Per non parlare dei canali social e dei brand, che postano tutti i giorni contenuti poco d’appeal, solo per rispettare il loro calendario e dare in pasto ai loro seguaci un qualche tipo d’informazione (utile? Interessante?).

Il calendario editoriale non è morto del tutto ed è ancora uno strumento importante per chi è agli inizi del proprio lavoro e ha bisogno di avere delle linee guida, ma dobbiamo pensarlo in modo diverso, come ad un canovaccio in cui scrivere appunti, comunicare cose di valore quando serve e non così “tanto per”.

La qualità sopra la quantità

Se è vero, com’è vero, che il calendario editoriale è un canovaccio che ci aiuta a creare contenuti di valore preziosi, come si deve agire in pratica? Ecco i nostri suggerimenti:

  • smettila di pensare “devo pubblicare tre post a settimana” o “devo scrivere due post al mese”. Meglio un contenuto ragionato e pieno di informazioni utili che tre post scialbi scritti per riempire il calendario.
  • ascolta il tuo pubblico. Chi meglio di lui può darti degli spunti su argomenti, tematiche, curiosità?
  • non puntare tutto su un solo canale, ad esempio Facebook. Se già in passato era una mossa azzardata farlo, oggi lo è ancora di più.
  • prevedi del budget da investire in pubblicità ed essere sicuro di far vedere il tuo messaggio alle persone giuste.
  • se non hai niente da dire, rimani in silenzio. Nessun brand è morto perché non ha comunicato per un po’.

Coinvolgere, educare, vendere

Fin qui tutto chiaro e condivisibile, da dove si parte allora per creare un calendario editoriale sensato, non urlato e che produce valore? Per noi sono sempre validi questi tre asset, che poi sono quelli che usiamo noi quando comunichiamo e lavoriamo con i nostri clienti:

  • coinvolgere per costruire relazioni con il nostro pubblico e comunicare attraverso le emozioni;
  • educare per aiutare le persone a risolvere un problema specifico;
  • vendere i nostri prodotti e servizi, pensando non solo al fatturato ma su come ciò che si offre possa aiutare le persone a migliorare un aspetto della loro vita.

Ti interessa approfondire?

Ti interessa approfondire la questione contenuti? Il 22 febbraio c’è il nostro corso “Contenuti efficaci in pratica”, una giornata di formazione per imparare che le parole sono delle preziose alleate per il tuo lavoro. Capirai come organizzare contenuti belli, semplici, chiari, che parlano di te e che rispondono ai bisogni dei lettori. Che ne dici, ci vediamo a Milano?

 

 

Creare una mailing list: le basi per costruire un castello

Se stai pensando di inviare delle newsletter e pensi che la soluzione migliore sia quella di creare delle liste di contatti reperiti in rete in modo indiscriminato, sappi che servirà a poco. Delle newsletter che funzionano hanno delle liste molto mirate, composte da persone sensibili a quello che offri e potenziali clienti. Nel nostro post  di oggi ecco qualche consiglio per iniziare a costruire delle liste efficaci a cui inviare le tue comunicazioni.

Come in tutte le attività di marketing, anche quelle legate alle email marketing hanno bisogno di pianificazione e strategia, con qualche accortezza in più.

Ad esempio: le persone a cui stai mandando la comunicazione hanno dato il loro consenso per riceverla? Come hai avuto il loro indirizzo? Sei sicuro che tutte le caselle di posta che hai siano attive e funzionanti? Come fare in modo che il messaggio non finisca nello spam?

Proviamo a rispondere a tutte queste domande.

Vietato acquistare database di indirizzi

Quante volte ti è capitato di ricevere email promozionali senza sapere bene come il mittente abbia avuto il tuo indirizzo? A noi tantissime. Succede quando il tuo indirizzo email è stato aggiunto in un database e qualcuno lo acquistato o ceduto a terzi. Per evitare il problema, ogni volta che compili un modulo dove inserisci anche la tua email, fai attenzione a negare/prestare il consenso per l’invio di email promozionali conto terzi.

Vien da sé che se compri online un database di indirizzi, non è detto che queste persone siano interessate alla tua azienda e vogliano ricevere notizie da te. Le cose più probabili che faranno quando riceveranno le tue email sono:

  • disiscriversi dalla newsletter;
  • segnalarti come spam;
  • ignorare il messaggio.

Poco proficuo in tutti e tre i casi. Senza considerare che, i principali strumenti di invio newsletter, riescono a riconoscere le liste di indirizzi acquistate, bloccando la comunicazione e, nel peggiore delle ipotesi, bloccando chi le invia.

Partire bene: studia mercato e audience

Prima di buttarti nella mischia, hai un’idea precisa del mercato in cui ti muoverai e della clientela tipo? Prova a immergerti nel mondo del tuo pubblico per capire quali sono gli elementi chiave attraverso cui le persone potrebbero decidere di iscriversi alla newsletter.  Avere ben chiaro i loro bisogni e come aiutarli con l’invio di comunicazioni specifiche è fondamentale per creare dei messaggi efficaci che aiutano a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Ottenere contatti spontanei

Il modo più semplice per invogliare il lettore ad iscriversi alla newsletter è quello di inserire un modulo o una pagina ad hoc all’interno del sito, dove racconti che tipo di contenuti andrai ad offrire e perché le persone non dovrebbero perdersi neanche un’email.
Questo tipo di raccolta è spontanea ma più lenta. Non pensare di avere subito una lista di 1000 contatti solo perché aggiungi uno spazio per la newsletter sul sito. Puoi accelerare il processo con una campagna sponsorizzata sui social, profilando da subito i destinatari.

Raccogliere gli indirizzi email dal vivo

Qualsiasi occasione offline – dalle fiere ai convegni – è quella giusta per creare un elenco di contatti. Basta un tablet o un semplice foglio di carta dove chiedi alle persone se sono interessate a ricevere notizie periodiche sulla tua attività.

Anche se raccogli i contatti “dal vivo” devi fare in modo che ci sia il consenso all’invio della newsletter: puoi farlo impostando un modulo cartaceo e che la preveda con una doppia firma. Una volta al lavoro, scrivi un’email alle persone che ti hanno dato il loro indirizzo, rammentando loro ciò di cui avete parlato quando vi siete incontrati (evitando presentazioni preconfezionate) e offrendo un link di approvazione per l’invio di email.

Creare delle liste partendo da un contenuto

Un modo alternativo per generare liste di email profilate, è quello di offrire un contenuto gratuito (ad esempio un ebook) in cambio dell’indirizzo email. Si tratta di una sorta di “dare per avere”:

  • l’azienda mette a disposizione le sue competenze su un tema a livello gratuito,
  • chi vuole accedere a queste conoscenze deve offrire qualcosa di suo, in questo caso la propria email.

Questo metodo risulta efficace perché si riescono a creare in poco tempo mailing list con un certo numero di contatti pronti ed interessati a ricevere notizie dall’azienda.

Tutto chiaro? Ti eri mai occupato di mailing list? Se vuoi approfondire il mondo dell’email marketing abbiamo il corso che fa per te. Si chiama “Email che funzionano” e sei ancora in tempo ad iscriverti.

 

DEM e newsletter, facciamo chiarezza

In generale si parla di email marketing per racchiudere tutte le attività promozionali legate alla posta elettronica ma, in realtà, ci sono diverse distinzioni da fare. Soffermiamoci sulle più importanti chiarendo la differenza fra DEM e newsletter.

In molti, ormai, considerano l’email uno strumento vecchio e poco interessante da adottare a livello commerciale. Peccato, perché è esattamente il contrario! Con l’email arrivi dritto dritto in uno spazio intimo e personale dei tuoi clienti (la posta elettronica che viene letta da PC e smartphone) e, se il messaggio è quello giusto, aumentano le possibilità di raggiungere l’obiettivo di quella comunicazione: vendere un prodotto, lanciare un nuovo servizio, fare brand e via dicendo.

Altrettante persone tendono a confondere le varie attività legate all’email, pensando che newsletter e DEM siano la stessa cosa. Vediamo in che cosa una newsletter si differenzia da una DEM, per fare chiarezza e lavorare meglio.

Le caratteristiche della newsletter

La newsletter può essere definita come un contenuto di tipo informativo, dove tieni al corrente gli iscritti alla mailing list sulle ultime novità, su curiosità o riflessioni di eventi e prodotti. Lo scopo principale di una newsletter non è la vendita: serve soprattutto ad alimentare la relazione con le persone che hanno deciso di essere interessate alla tua attività e vogliono essere aggiornati su quello che fa l’azienda.

Se riesci a creare coinvolgimento attraverso le email, i lettori saranno più inclini ad acquistare i tuoi prodotti e servizi perché si fideranno di ciò che proponi.

I vantaggi principali

Se decidi di mandare delle newsletter, ti accorgerai già dopo qualche invio dei risultati positivi per il tuo business. Una newsletter ben realizzata:

  • accresce la reputazione dell’azienda;
  • aumenta la notorietà del brand;
  • incrementa le visite al sito web e canali social;
  • costruisce relazioni con i lettori;
  • aiuta a vendere prodotti e servizi.

Ogni quanto inviare

Con che frequenza inviare una newsletter? Non c’è una risposta corretta, quello che è certo è che è meglio evitare di bombardare gli iscritti di email, ma di trovare nel tempo una cadenza giusta che ti consenta di essere memorabile e che faccia venir voglia alle persone di leggere quello che scrivi.

Cosa s’intende per DEM

Se le newsletter hanno l’obiettivo di costruire relazioni, le DEM hanno funzione promozionale.

La DEM viene inviata di solito ad un pubblico mirato (ad esempio un segmento di iscritti alla newsletter) per proporre loro qualcosa di molto specifico, che dovrebbe suscitare attenzione.
Facciamo un esempio: puoi inviare una DEM a uomini sulla cinquantina per promuovere delle attrezzature da pesca, a donne sulla trentina per lanciare una nuova trousse e così via.

A differenza delle newsletter, le DEM non hanno un appuntamento fisso ma vengono inviate a seconda del calendario promozionale aziendale e hanno un linguaggio più persuasivo, per invogliare i destinatari a compiere un’azione.

Newletter e DEM: misurare i risultati

I due metodi di email marketing appena illustrati, entrambi vantaggiosi, funzionano secondo criteri diversi. Ma come fare a testare la loro efficacia? Attraverso i report degli strumenti che si usano per l’invio, è possibile verificare quante e-mail vengono aperte e lette, quanti clic sono stati effettuati sui link che hai allegato e se ci sono stati inoltri e condivisioni sui social. Si può controllare anche quanti messaggi (chiamati bounce) sono “caduti nel vuoto” e quante cancellazioni dirette sono avvenute. Il polso della situazione si tasta così, ed è importante farlo per correggere il tiro e migliorarsi.

Ancora dubbi?

Hai ancora qualche dubbio su come impostare le tue DEM o cosa scrivere in una newsletter? Tranquillo: a settembre, freschi e riposati dopo le vacanze, parte il nostro workshop “Email che funzionano” dove appianeremo ogni incertezza sul mondo dell’email marketing. Se ti iscrivi subito hai ancora diritto all’early booking 😉

Ti aspettiamo!

Una finestra sui social: cosa comunicare e come senza impazzire

Scrivere su internet non vuol dire solo avere un blog o occuparsi di elaborare i testi del proprio sito web, ma implica anche comunicare sui social network, le piattaforme di dialogo e conversazione per eccellenza. Sui social network ci sono milioni di persone che usano questi canali per trascorrere il tempo, informarsi, relazionarsi con altre persone con gusti ed interessi simili. Sei pronto ad esserci come si deve?

Diciamolo subito: che tu abbia un’azienda o ti occupi di vendite online, non puoi non essere social perché perderesti delle opportunità concrete per trovare nuovi clienti e creare momenti di dialogo con loro. Sì, perché sui social non si vende (direttamente) ma si discute, si parla, si generano conversazioni che portano nel tempo a fidelizzare i follower e trasformarli in consumer.
Sappiamo già a cosa stai pensando: “Devo iscrivermi a Facebook, Twitter, Google+, Instagram e compagnia bella?” “Come faccio a scrivere sui vari canali cosa interessanti?” “È sufficiente elaborare un contenuto e pubblicarlo pari pari su tutti i profili?”.
Guarda caso anche qui si parte da una cosa: la strategia.

Scegliere con cura i social da presidiare

Non bisogna essere dappertutto. I social network sono impegnativi e c’è bisogno di tempo sia per gestirli sia per vedere i primi risultati in termini di acquisizione e fidelizzazione. Quindi meglio poco e bene che tanto e male. Per scegliere a quali canali iscriversi le prime domande da porsi sono legate agli obiettivi da raggiungere e il tipo di pubblico da coinvolgere. Ogni social è “abitato” da pubblici diversi ed è importante conoscere quali sono i canali preferiti dal proprio target per non sprecare energie e risorse preziose.

Facciamo un esempio: se hai avviato un e-commerce di abbigliamento per giovani, Twitter non è il primo canale da presidiare. Meglio puntare su altri canali frequentati dai ragazzi: Instagram, YouTube o Snapchat.

Lavorare sulla varietà

Come accade con i blog, anche i social network hanno bisogno di un calendario editoriale dove programmare i contenuti nel tempo.

La grande caratteristica dei social è che sono un luogo informale, divertente, leggero dove le persone si aspettano di essere emozionate e coinvolte. Ecco perché è importante, quando si pensa alla linea editoriale, lavorare sulla varietà dei contenuti, senza puntare solo alla vendita e alla promozione.

Un buon calendario editoriale social è quello che mixa contenuti che educano, che emozionano, che vendono. Questo non si traduce nel postare foto con frasi ad effetto o gif animate acchiappa like. La qualità deve essere sempre al primo posto. Il succo è: proponi a chi ti segue contenuti pertinenti, interessanti, senza essere però troppo promozionale o autoreferenziale.

Un esempio? Chiedi alle persone il loro parere su un argomento legato al tuo lavoro senza parlare direttamente del brand. Se sei un’agenzia viaggio lancia un sondaggio sulla meta per le prossime vacanze o domanda ai lettori quali sono, secondo loro, i negozi imperdibili di Berlino. Il tuo pubblico si sentirà più apprezzato e saprà che sei interessato alla loro opinione (perché ti interessa, vero?).

Scegliere il linguaggio giusto

Ogni social network ha un codice linguistico differente che non si può ignorare. Su Twitter si deve comunicare in pochi caratteri. Su Facebook si ha più spazio ma si ottengono maggiori risultati se oltre al testo ci sono video o immagini. Su Instagram la fotografia è padrona così come gli hashtag correlati ad un post.

Insomma, per un’attività online è essenziale conoscere il modo di esprimersi di ogni canale per sfruttarlo al meglio con i propri clienti.

Imparare meglio il mondo dei social

Se desideri gestire i profili social in modo impeccabile, intrattenere i fan senza farli annoiare, scrivere contenuti che servono a farti conoscere e a farti vendere di più e meglio, ecco il workshop che fa per te. Si chiama: “I mercati sono conversazioni”, un corso di social media marketing in due puntate con poca teoria (quella che serve) e tanta pratica. C’è ancora qualche posto libero, forza ☺.