Sei sicuro di conoscere il valore di quello che fai per i tuoi clienti?

Se hai un’attività online sai bene che arriva un momento – che spesso coincide con la fine dell’anno – in cui fermarsi e fare un bilancio sul proprio business.

È un’operazione naturale, indispensabile per garantire alla tua attività longevità e gratificazioni economiche. Nella nostra esperienza, abbiamo notato che uno dei problemi delle aziende è quello di non conoscere il punto di vista dei loro clienti o di avere in mente un’idea di valore molto diversa dalla loro. Tu sei sicuro di sapere chi sono e cosa vogliono da te i tuoi clienti?

La risposta possiamo trovarla aiutandoci con il Business Model Canvas, un modello suddiviso a blocchi che ti aiuta ad organizzare la tua attività (anche se sei da solo) sotto vari aspetti e a farla crescere generando valore.

Il Business Model Canvas può essere fatto a più riprese nel ciclo di vita di un’attività: non solo all’inizio, quando si lancia il proprio brand, ma anche – e soprattutto – quando senti che l’attività è ferma o non sta andando nella direzione in cui vorresti.

Nel nostro post di oggi ti spieghiamo perché è importante il Business Model Canvas concentrandoci sul primo dei nove blocchi da cui è composto: i Segmenti di clientela.

Business Model Canvas: perché ti serve

Cambiare un modello di business significa riorganizzare in modo razionale e strategico la propria azienda, sia che si tratti di un piccolo negozio che di una multinazionale.

Creare valore per i propri clienti (soddisfacendo un bisogno o risolvendo loro un problema), distribuirlo e acquisirlo, sono operazioni fondamentali per un’impresa che gode di buona salute.

Il Business Model Canvas ti aiuta a fare questo attraverso un processo logico-visivo, sfruttando un format universale in grado di chiarire le idee a qualsiasi imprenditore o professionista.
Alla fine di questo percorso avrai una visione chiara di come funziona la tua azienda, potrai lavorarci su per accrescere o rinnovarne il successo e saprai rispondere con maggiore sicurezza a domande come: qual è il tuo progetto di business? Come fare a lanciare sul mercato un nuovo prodotto? Come rendere più profittevole un’idea di prodotto o servizio? Quali risorse mi servono per raggiungere i miei scopi?

I 9 blocchi del Business Model Canvas

Gli elementi o blocchi che compongono il Business Model Canvas vanno studiati uno per uno e analizzati con cura per creare un modello di business adeguato ed interessante per la tua attività online. Li riportiamo, in breve, prima di soffermarci sul primo dei nove blocchi.

  1. Segmenti di clientela > tipologia di pubblico a cui ti rivolgi.
  2. Proposta di valore >  prodotti o servizi che offri per ciascun segmento.
  3. Canali > mezzi con cui raggiungi i tuoi clienti.
  4. Relazioni con i clienti > il tipo di rapporto/relazione prevalente (mail, telefono, ecc…)
  5. Flussi di ricavi generati > il valore economico prodotto dalla tua azienda.
  6. Risorse chiave > le risorse e i mezzi  che mi servono per erogare i prodotti e servizi
  7. Attività chiave > le attività che devo svolgere in pratica
  8. Partner chiave > Chi mi aiuta per svolgere le attività chiave
  9. Struttura dei costi > I costi sostenuti per erogare prodotti e servizi

Focus sui Segmenti di clientela

Definendo i Segmenti di clientela capirai con chiarezza a quali persone o aziende si rivolge la tua attività online, se i clienti che hai avuto fino ad adesso fanno già parte di questi gruppi o se c’è bisogno di intraprendere una nuova strada.

Perché è importante individuare il proprio segmento di clientela? Perché solo così riuscirai a costruire prodotti e servizi di valore, che rispondono ad uno o più bisogni specifici del tuo pubblico.

Per identificare il segmento di clientela in linea con la tua attività, concentrati su comportamenti, bisogni, problemi che possono avere in comune le persone a cui ti rivolgi. La chiave per fare un buon identikit della propria clientela è proprio questo: mettersi nei panni del pubblico e provare ad agire e pensare come loro.

I nostri consigli per fare bene

Trovare il segmento di clientela giusto non è un lavoro semplice, né immediato. Ci vuole molta consapevolezza e capacità di guardare la propria attività con occhio esterno e distaccato.

Uno degli aspetti fondamentali per trovare il proprio segmento è la capacità di entrare in relazione con i clienti: aver voglia di ascoltarli, fare di tutto per capirli ed entrare in sintonia con loro.

Puoi farlo anche creando sui social momenti di conversazione e analizzando in profondità le email dei tuoi clienti affezionati per trovare le caratteristiche che hanno in comune.

Se la tua attività è formata da un team di professionisti, coinvolgili nella ricerca del Segmento di clientela: più cervelli insieme, con sfumature e punti di vista differenti, aiutano a creare il profilo giusto.

Impara ad accrescere il valore della tua attività agli occhi del cliente

Se vuoi essere sicuro di parlare alle persone giuste, quelle che sono più interessate e sensibili a ciò che offri, nell’anno nuovo tornano i Digital Marketing Workshop, la nostra formazione in aula che ti aiuta a comprendere meglio le logiche del digitale.

Una bella occasione di crescere online mettendo le mani in pasta, divertendosi.

Se invece hai fretta di cambiare, contattaci qui per avere un parere e una prima diagnosi senza impegno da parte tua.

Che ne dici, ci vediamo nell’anno nuovo?

Ha senso proporre un altro corso di formazione digitale? Sì!

Nella mia esperienza professionale ho partecipato a decine di giornate formative sul digitale: seminari, conferenze, webinar e corsi.

In tutte queste occasioni mi sono reso conto di vedere di rado figure aziendali, e professionalità più senior come responsabili marketing, commerciali o persone addette allo sviluppo di organizzazioni non profit.

Un vero peccato. Queste sono figure che, con scelte consapevoli e mirate, potrebbero dare una svolta alla vita delle organizzazioni e il digitale, con loro, potrebbe essere il protagonista di un cambiamento e di uno sviluppo positivo.

Quali sono i motivi che tengono lontane queste persone della cultura digitale? Esistono dei momenti pensati per loro? Come avvicinarle ad un mondo così lontano dalle comuni pratiche di gestione aziendale off-line? Ma soprattutto: i corsi di formazione che vengono proposti oggi hanno un taglio aziendale oppure sono pensati più per giovani freelance, stagisti e agenzie provenienti da contesti e realtà differenti?

Per dare una risposta a queste domande, nel confronto giornaliero con i miei clienti e con i miei collaboratori, è nata l’idea dei digital marketing workshop.

Laboratori pratici per scelte aziendali più consapevoli

A differenza di altri percorsi formativi, i digital marketing workshop sono dei laboratori strutturati su misura per chi lavora in azienda e sa che, con delle conoscenze in più sul digitale, potrebbe trovare un nuovo impulso per la crescita e lo sviluppo della propria organizzazione.
Ogni workshop è stato progettato per essere semplice: l’obiettivo non è quello di snocciolare nozioni una dopo l’altra, né di far diventare i partecipanti dei professionisti del digitale, ma di offrire soluzioni concrete ed immediate legate ai temi della gestione aziendale.

Gli incontri sono brevi ma intensi e caratterizzati da un taglio molto pratico. Sono stati progettati da chi in azienda e nelle organizzazioni non profit ci è cresciuto e ne conosce le dinamiche perché le ha vissute in prima persona.

Verranno affrontati casi reali di aziende, messi in luce i problemi digitali incontrati dai partecipanti al corso e la loro possibile soluzione, ci saranno momenti di lavoro di gruppo (per “sporcarsi le mani”) e di discussione.

Riassumendo: ogni laboratorio è un vero e proprio distillato delle informazioni più importanti da sapere su un certo tema o strumento, per poter fare scelte più consapevoli e valutare con maggiore attenzione le strategie digitali in atto all’interno della propria realtà lavorativa.

Flessibilità e leggerezza

I digital marketing workshop sono a numero chiuso, massimo dieci partecipanti ad incontro, per poter avere i giusti spazi di discussione, confronto e scambio di idee.

La speranza, anzi, la certezza è che ci verrà ai nostri corsi potrà portarsi a casa una migliore conoscenza del linguaggio digitale e una maggiore capacità di darsi obiettivi chiari e realistici, in modo attento e consapevole.

Non solo: una volta “decisa la strada” avrà tutti i criteri per poter scegliere degli ottimi compagni di viaggio: collaboratori, fornitori e partner.

Quando sono i prossimi corsi?

I digital marketing workshop stanno per ripartire! Se vuoi sapere quali saranno i temi e le date dei nostri laboratori, non devi far altro che consultare il nostro catalogo corsi e contattarci per avere tutte le informazioni che ti servono.

Sostenibilità ambientale, un’opportunità da cogliere

Con questo post iniziamo un percorso di approfondimento sui temi della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare. Perché? Perché qualsiasi prodotto o servizio tu voglia vendere non può prescindere dall’ambiente in cui vivi e dalle risorse che consumi per produrlo. Non solo: i tuoi clienti sono sempre più sensibili al tema e ti chiederanno prima o poi cosa fai per ridurre il tuo impatto sull’ambiente.

Un interesse in crescita

È cresciuto infatti negli anni l’indice di attenzione degli italiani in tema ambientale. Sono 20 punti in più negli ultimi 16 anni secondo quanto rilevato dall’Istituto Demopolis nel marzo 2016, era del 43% nel 2000 e il  63% nella più recente statistica,  con una crescita di oltre 10 punti nei soli  ultimi 5 anni.

Il dato è confermato dall’Osservatorio nazionale, realizzato da LifeGate e dall’istituto Eumetra Monterosa lo scorso anno. Si rileva come gli italiani appassionati e interessati ai temi della sostenibilità sono saliti al 62% (erano il 43% nel 2015).

Ancora qualche indicazione:

  • ben il 45% degli italiani è infatti disposto ad acquistare un bene sostenibile anche se costa di più;
  • due terzi degli italiani collocano il tema della sostenibilità davanti alla crisi economica;
  • all’affermazione “In un momento di crisi economica, le persone hanno cose più urgenti di cui occuparsi della sostenibilità”, il 27 % dice di non essere per nulla d’accordo. Ben 18 punti percentuali in più rispetto al dato precedente.

Una crescita più consapevole

Altri due dati da conoscere:

  • è salita dal 27 al 37% la percentuale di italiani convinti che della sostenibilità non si possa fare a meno anche in tempo di crisi;
  • è passata dal 17 al 22% la quota di coloro che ritengono sia una tendenza da cavalcare.

Soprattutto, è cresciuto il livello di dimestichezza e di comprensione dei “vocaboli” della sostenibilità. L’energia rinnovabile è il concetto più popolare. Con il 40% del campione che ne ha sentito parlare e saprebbe descriverne il significato (+8% rispetto alla prima edizione dell’Osservatorio. I dati rilevano anche una maggiore attenzione ai comportamenti virtuosi. L’86% degli intervistati, infatti, dichiara di fare sempre la raccolta differenziata (+18% rispetto al 2015) e il 36% evita di utilizzare l’auto ogni qual volta sia possibile (+24%).

Concordo con quanto detto da Renato Mannheimer alla presentazione dei dati : “Siamo di fronte ad un cambiamento significativo e sempre più rilevante della nostra cultura sociale. Esaurite le “vecchie” ideologie, L’attenzione alla sostenibilità sta diventando sempre più uno dei valori portanti del pensiero collettivo e dei comportamenti che ne seguono.” 

Di tutto rilievo è anche l’incremento in doppia cifra nell’indice di disponibilità all’acquisto di beni sostenibili.

  • Il 61% del campione, infatti, acquisterebbe elettrodomestici a basso consumo anche a fronte di un prezzo superiore,
  • il 61% lampadine a LED per illuminare casa
  • il 26% è disposto a spendere di più per comprare energia da fonti rinnovabili.

Expo e responsabilità della salvaguardia ambientale

Non passa inosservato l’effetto EXPO sul cibo, riflesso nella preferenza accordata dal 52% degli intervistati all’acquisto di prodotti a “Km 0” e nel 47% che privilegia i prodotti da agricoltura biologica. A parità di sostenibilità, inoltre, l’80% degli intervistati dichiara di preferire l’acquisto di prodotti Made in Italy.

Secondo le rilevazioni del ‘Secondo Osservatorio sugli stili di vita sostenibili LifeGate ed Eumetra Monterosa’, da cui sono stati tratti i dati, al primo posto tra le motivazioni delle scelte che guardano alla sostenibilità ambientale, c’è il senso di responsabilità per le generazioni future (85% ), seguita dalla ricerca del benessere e dall’amore per l’ambiente(81%).

Tendenze queste che paiono confermate dal recente studio condotto on line su un  campione di circa 2.500 consumatori italiani, da Adiconsum, l’Associazione per la Difesa dei Consumatori e dell’Ambiente, ed Ecodom, il principale Consorzio Italiano per il Recupero e Riciclaggio degli Elettrodomestici, che hanno realizzato uno studio dal titolo Conosciamo l’Ambiente”. 

Dallo studio è emerso che più della metà degli intervistati (60%) si sente molto responsabile della salvaguardia dell’ambiente in cui vive.

Siamo quello che mangiamo

Anche sul tema dell’alimentazione le tendenze sono positive.

Da un’indagine commissionata a GfK Eurisko da TreValli, presentata a Expo 2015 in due decenni, si è registrata un’evoluzione senza precedenti nella cultura gastronomica italiana.

Dal 1995 a oggi sono infatti aumentati gli italiani che si ispirano alla dieta mediterranea (sono ora il 62% , erano il 41%). Dal 2006 a oggi sono 2 milioni  gli italiani che hanno preso le distanze dalla carne, con il 18,1% che la consuma meno di una volta a settimana, mentre aumentano quelli che si ispirano a modelli vegetariani e vegani.

In conclusione

Perché questi dati sulla sostenibilità ambientale? Cosa ci possiamo portare a casa, in concreto, da quest’analisi? Che se è vero, com’è vero, che il tema della sostenibilità è in crescita, questo si traduce in nuovi fronti lavorativi e opportunità di business. Un’opportunità da cogliere al volo, con idee e progetti che possano essere modelli per un nuovo modo di vivere.

Sara Bragonzi per Olos Interactive