Google insiste: più spazio ai siti di qualità!

Mentre noi italiani ci preparavamo a festeggiare la Festa della Liberazione, Google, attraverso i suoi canali ufficiali e l’onnipresente amato e detestabile Matt Cutts annunciava l’implementazione di un nuovo aggiornamento (nome in codice Penguin) destinato a sconvolgere le pagine dei risultati. Secondo le stime proposte dallo stesso motore di ricerca, l’impatto di questo nuovo update, sulla scia di Panda 3.3 rilasciato a Febbraio, incide sul 3% dei risultati disponibili nell’indice. Un numero enorme se pensiamo che ogni 100 ricerche, tre risultano essere state ritoccate e il numero di ricerche giornaliere su Google si valuta con cifre a nove zeri.

Ora, proseguendo nella strada intraprese lo scorso anno con Panda, Google spinge il pedale sui siti autorevoli, cercando di mettere in risalto quei siti che per completezza di informazioni, usabilità, velocità nella navigazione, interattività sociale e autorevolezza delle citazioni esterne meritano di stare davanti a chi si posiziona solo grazie a tecniche borderline.

Per Google, tuttavia, le tecniche borderline sono tante e includono praticamente tutte quelle tecniche di posizionamento e di link building artificiale, che vanno al di là delle famose (o famigerate, dipende dalle opinioni) linee guida. Per cui si potrebbe dire che, con una rivoluzione quasi epocale rispetto alla concezione iniziale del motore, Google abbia rivisitato il valore del link in entrata rispetto agli altri fattori. Questo tipo di asserzioni potrebbero ingannare però e non aggiungono molto rispetto alle ipotesi già formulate durante l’aggiornamento Panda.

Non si può posizionare un sito senza link building, perché la crescita dei link in entrata è per Google segnale di crescita del sito. Siamo insomma di fronte al classico cane che si morde la coda: se il mio sito ottiene link in entrata vuol dire che è apprezzato dagli utenti, a meno che questa crescita non sia troppo “artificiale”, non appaia dunque “sospetta”, “innaturale”, “forzata”. Ho messo questi termini tra virgolette, perché sono gli stessi che di volta in volta compaiono nelle dichiarazioni di Cutts o dei blog collegati a Google.

In questo aggiornamento Mountain View si è concentrata sui testi: aggravamento dei filtri anti-duplicazione, con conseguenze dirette su tutti quei siti che usano contenuti duplicati, ovvero letteralmente copiati oppure redatti in modo artificioso, con abbondante uso di contenuto privo di significato, di mero riempitivo. Poi ulteriore banning è stato inferto a quei siti che ancora usano la vecchia tattica del keyword stuffing. Dato che in questo caso il filtro era già presente, si pensa più a una misura specifica contro quei siti privi di un reale contenuto, che finiscono per essere pieni solo di riferimenti alle keywords (immaginiamo un testo povero, fatto di titolo e occhiello, senza alcun approfondimento, nel quale risaltano le keywords).

Per tutti i naviganti, in definitiva, l’avviso è solito. Costruire siti di qualità, con una buona base di contenuti e un credibile profilo di link building.

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